Disturbo della quiete pubblica in un condominio

Raffaele Bisogno 06/03/2017 0

Contro gli schiamazzi in un condominio che eccede i limiti di “normale tollerabilità” è sempre consentita l’azione civile per il risarcimento del danno e la cessazione delle turbative. Perchè possa anche invocarsi il reato di disturbo alla quiete pubblica non è sufficiente il superamento della soglia della tollerabilità, ma è necessario che il frastuono abbia l’attitudine a propagarsi in modo tale da disturbare una molteplicità indeterminata di persone e non un singolo condomino. È quanto chiarito e ribadito dalla Cassazione con una recente sentenza, L’articolo 659, “primo comma” del codice penale, espressamente punisce “chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino ad euro 309”. Perché possa ritenersi integrata la fattispecie disciplinata dall'art. 659 c.p. occorre la prova del superamento dei limiti della normale tollerabilità di emissioni sonore e della percettibilità delle emissioni stesse da parte di un numero illimitato di persone, a prescindere dal fatto che in concreto tali persone siano state effettivamente disturbate. La casistica giurisprudenziale ha altresì evidenziato che la durata del rumore o dello schiamazzo non ha alcuna rilevanza ben potendo il riposo essere disturbato anche da un rumore breve ed improvviso, quando esso sia molto elevato. Per far scattare il reato non è necessario che a lamentarsi siano tutte le persone molestate, presentando la querela o una “raccolta firme”, ma ben potrebbe essere che a sporgere la denuncia sia una sola, quel che conta infatti, è la potenzialità del rumore a disturbare una pluralità indeterminata di soggetti.
Il “secondo comma” dell'articolo 659 del c.p. si sofferma sull'ipotesi in cui la condotta rumorosa sia realizzata da chi per professione o mestiere, per sua stessa natura di carattere rumoroso, contravviene alle normative vigenti ad esempio leggi nazionali, regionali, regolamenti comunali relative al corretto svolgimento dell'attività rumorosa in questione. Nella fattispecie in esame non è necessario accertare quindi la natura rumorosa della condotta, la quale si presume cioè per il fatto stesso che l'attività rumorosa venga svolta; l'accertamento ai fini della sanzionabilità riguarderà quindi la violazione delle normative di carattere legislativo e delle prescrizioni di natura amministrativa da parte di chi esercita il mestiere rumoroso. Ad esempio chi svolge la professione di meccanico o falegname in un quartiere adibito esclusivamente a zona residenziale è sanzionabile in qualunque momento. Altro esempio: l'officina meccanica o la falegnameria si trovano in una zona artigianale nella quale i regolamenti comunali prevedono comunque che non vengano svolte attività rumorose dalle ore 14:00 alle 17:00 e dalle 22:00 alle 08:00 oppure anche il sabato e la domenica, in questi casi la sanzionabilità della condotta sarebbe legata ai limiti orari e temporali suddetti.

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