La rappresentanza processuale

Raffaele Bisogno 31/05/2017 0

Ai sensi dell’articolo 1131 del codice civile, l’amministratore può agire sia contro i condomini sia contro terzi. A norma dell’articolo in parola, l’amministratore rappresenta il condominio anche sotto il profilo processuale (si discorre in tal caso di rappresentanza istituzionale o organica, per il fatto che il condominio è un ente sprovvisto di personalità giuridica ma soprattutto sprovvisto di capacità giuridica). La legge tuttavia ha previsto delle limitazioni in tema di legittimazione ad agire sotto il profilo attivo che sotto quello passivo. In primo luogo è però opportuno soffermarsi sulla nozione di rappresentanza riferita all’amministratore di condominio. L’amministratore, in quanto organo esecutivo dei condomini, rappresenta l’ente che gestisce, prima ancora che dal punto di vista processuale, il punto di vista sostanziale, nel senso che egli agisce in nome e per conto del condominio soltanto per conto ma in nome proprio. Tuttavia va rilevato che l’esistenza di tale organo non priva i singoli condomini ad agire a difesa dei propri diritti esclusivi. La giurisprudenza pertanto dà la possibilità al condomino, che vi abbia interesse, di impugnare la decisione emessa in giudizio nel quale egli sia stato rappresentato dall’amministratore. Tuttavia, l’amministratore in qualità di rappresentante del condominio, ha dei poteri piuttosto limitati. Il codice civile limita infatti il suo potere di agire in giudizio sia contro terzi, sia conto singoli condomini, alle sole materie che sono di sua competenza: al di fuori di queste ipotesi è sempre necessaria l’autorizzazione dell’assemblea con le maggioranze prescritte. Le sanzioni unite della cassazione, con la sentenza del 6 agosto 2010, n. 18331, hanno stabilito che, anche in materia di azioni giudiziarie, il potere decisionale spetta solo ed esclusivamente all’assemblea, che dovrà deliberare se agire in giudizio, se resistere e se impugnare i provvedimenti in cui il condominio risulti soccombere, sul presupposto che, anche in materia processuale l’amministratore non ha poteri autonomi, bensì finalizzati a dare esecuzione alle deliberazioni dell’assemblea ovvero a compiere atti conservativi dei diritti inerenti alle parti comuni dell’edificio. Con l’affermazione del nuovo principio, le sezioni unite hanno sottolineato l’indispensabilità dell’investitura dell’amministratore da parte dell’assemblea condominiale per agire o resistere in giudizio.

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